Per i saldi estivi a luglio il bilancio è negativo

Archiviato il mese di luglio, è tempo di un primo bilancio per l’andamento dei saldi estivi. Il primo luglio è infatti tornato l’appuntamento con i saldi estivi, ma quest’anno le previsioni oscillano tra l’ottimismo legato al ritorno della piena libertà di circolazione e del turismo nazionale e internazionale e le preoccupazioni per la crisi dei prezzi energetici e il peso dell’inflazione. Il bilancio quindi non è roseo, visto che Federazione Moda Italia-Confcommercio registra -10% a livello nazionale rispetto allo scorso anno, con il 54% degli operatori che registrato un calo, il 33% che parla di stabilità e solo il 13% registra un segno più. In ogni caso, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 202 euro, pari a 88 euro pro capite, per un valore complessivo di 3,1 miliardi di euro.

“I risultati migliori sono quelli che arrivano dallo shopping tourism”

“Dai dati si comprende come sia importante il connubio tra moda e turismo. I risultati migliori sono quelli che arrivano dallo shopping tourism, mentre sul mercato interno la perdita media è a doppia cifra – commenta il presidente Giulio Felloni -. Da questi dati si comprende quanto mai sia necessario e urgente concretizzare quanto abbiamo chiesto, in perfetta sintonia con Confcommercio: la riduzione del cuneo fiscale e dei costi energetici. Sarebbe oltremodo determinante l’intervento del governo sui temi avanzati al Tavolo della Moda sulla riduzione dell’Iva per abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile casa ed articoli sportivi, uno degli elementi essenziali per il rilancio dei consumi prima che sia veramente troppo tardi”.

Il “manuale” dei saldi

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Federazione Moda Italia e Confcommercio ricordano alcuni principi base sui saldi. Ad esempio, la possibilità di cambiare il capo dopo l’acquisto è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo, e nel caso risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

Prova dei capi: non c’è obbligo

La prova dei capi è invece rimessa alla discrezionalità del negoziante, e quanto ai pagamenti, le carte di credito devono essere sempre accettate da parte del negoziante. Per l’indicazione del prezzo, è obbligo del negoziante indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
I capi che vengono proposti in saldo devono poi avere carattere stagionale o di moda, ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Ma modifiche o adattamenti sartoriali sono a carico del cliente, salvo diversa pattuizione.

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