Ho perso le chiavi di casa: cosa fare?

Perdere le chiavi di casa non fa mai piacere a nessuno, dato che si tratta della porta di ingresso al luogo che custodisce le cose e le persone a noi più care.

Purtroppo però, quella di perdere le chiavi di casa è una cosa che capita con una certa frequenza alle persone. A chi non è mai capitato? Ecco dunque che ci sono alcune cose da tenere a mente nel caso in cui si verifichi questa ipotesi.

Di seguito le analizzeremo così da capire come comportarci e come risolvere alla perdita delle chiavi di casa.

Cerca attentamente le chiavi

Prima di ogni altra cosa prova a cercare in maniera attenta le chiavi di casa: potrebbero esserti cadute quando sei sceso dall’automobile o potresti comunque trovarle nel vialetto che porta fino a casa.

Tanti poi sono coloro i quali dimenticano le chiavi in ufficio o nel bar sotto casa. Per questo motivo fai un giro completo dei possibili luoghi in cui le chiavi potrebbero trovarsi, prima di procedere con le alternative che seguono.

Cerca le chiavi di riserva

La prima cosa da fare è quella di cercare le chiavi di riserva, così da riuscire quantomeno a rientrare in casa. Se le chiavi di riserva sono anch’esse dentro casa, questo potrebbe essere un problema.

Tante persone però, affidano una copia di riserva ad amici o parenti e sarebbe in questo caso davvero una buona pratica, perché ci consentirebbe di tornare rapidamente all’interno delle mura domestiche.

Nel caso in cui per qualsiasi motivo le chiavi di riserva non dovessero essere disponibili, ci sono comunque altre cose che possiamo fare per rimediare.

Prova con una tessera di plastica

Potresti provare ad inserire una tessera di plastica, di quelle rigide, così da provare a far rientrare il cuneo che tiene chiusa la porta.

Diciamo che questo è un tentativo un po’ velleitario, in quanto i nuovi tipi di serratura hanno un livello di sicurezza superiore per il quale questo tipo di sistema è inefficace.

Prova comunque a spingere con la tessera e fare un paio di tentativi: se dovessi capire che non è questo il metodo giusto, lascia perdere e vai avanti.

Chiama i vigili del fuoco

I vigili del fuoco possono aiutarti a rientrare all’interno del tuo appartamento. Sappi però che questo tipo di intervento è a pagamento: se non c’è del pericolo imminente infatti, e dunque la vita di nessuno è in pericolo, i vigili del fuoco ti chiederanno di saldare il conto.

Tra l’altro considera che questo tipo di intervento non è considerato una priorità, dato che appunto non ci sono dei rischi per nessuno, per cui prima che ai vigili raggiungono casa tua potrebbero volerci anche delle ore.

Chiama un fabbro

Probabilmente in questi casi chiamare un fabbro è la soluzione più rapida ed efficace.

Esistono a tal proposito dei servizi di Pronto Intervento 24 per i quali un fabbro esperto e qualificato può raggiungerti a casa ed aprire la porta. Un professionista esperto riuscirà ad aprire la porta nell’arco di un’ora di tempo circa.

Conclusione

Perdere le chiavi di casa non è bello, ma può capitare: quando questa evenienza si verifica, sta a te decidere quale soluzione adottare per riuscire a rientrare il più velocemente possibile all’interno del tuo appartamento.

Fatto questo, se non ritroverai le chiavi di casa nei giorni seguenti, valuta se sia il caso di cambiare direttamente la serratura. Qualcun altro potrebbe infatti averle trovate, e ciò rappresenta sicuramente un problema per te e la sicurezza all’interno delle mura domestiche.

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Consigli per arredare un  salone da parrucchiere

Quando si parla di “salone da parrucchiere”, ma anche “centro estetico” o “centro per la manicure” immaginiamo luoghi piacevoli, belli e confortevoli in cui trascorrere del tempo.

Riuscite a immaginare la delusione dei clienti quando arrivano in un’attività e la trovano sporca, con odori poco gradevoli, disordine e capelli ovunque? Senza dubbio, saranno clienti che non torneranno.

L’importanza degli arredi

Da sempre, la decorazione è un fattore importante per determinare l’esclusività di un’attività, sia che si tratti di hotel, ristoranti, uffici e, naturalmente, centri estetici.

Ad oggi ciò non è cambiato, un scelta di arredi buona o cattiva la dice lunga sulla tua attività. Ora, se in questo momento potessi misurare la qualità dei mobili della tua attività da 1 a 10, che voto le daresti?

Di solito le persone hanno il budget come principale ostacolo, ma possiamo dirti che ci sono idee molto geniali che non richiedono poi così tanti investimenti.

In ogni caso tieni presente che questo tipo di spesa si recupera nel breve termine, perché se i tuoi clienti sono contenti della tua attività, favorirai la fidelizzazione e l’acquisizione di nuovi utenti.

Come scegliere gli arredi?

La prima domanda che devi porti è: come arredare un salone da parrucchiere?  Questo dipende da te e dai tuoi clienti.

Da te, perché il parrucchiere deve trasmettere la sua essenza ed il suo stile, e dai tuoi clienti, perché la decorazione e l’arredamento dipendono dai servizi che offri, dai prezzi, dall’età dei tuoi clienti, dall’ubicazione dei locali, etc.

In questo modo, l’arredamento di un parrucchiere per giovanissimi non sarà lo stesso di quello di un parrucchiere per donne tra i 30 e i 45 anni, così come non sarà lo stesso di quello di una giovane imprenditrice nella location più “in” della città, perché sicuramente lì i servizi saranno più cari e gli investimenti in arredi saranno maggiori.

Mobili e forniture per parrucchieri

Le nuove tendenze riguardo i mobili per parrucchieri fanno registrare delle novità rispetto gli standard tradizionali cui siamo abituati per qualcosa di più audace. Sembra infatti che il tradizionale abbia già annoiato i clienti.

Ecco di seguito un insieme di idee molto complete per la tua attività. Speriamo tu possa trovarle molto utili.

  • Sedie da parrucchiere: le sedie da parrucchiere dovrebbero adattarsi allo stile dell’intero locale: cioè se l’intera stanza ha i colori blu e metti alcune sedie rosse, vedrai che la combinazione è schiacciante (a meno che questo non sia intenzionalmente il tuo stile). In generale, cerca di trovare una corrispondenza tra le sedie e il colore degli altri mobili e pareti.
  • Lavabo da parrucchiere: a volte non prestiamo molta attenzione ai lavateste, tuttavia questi sono molto importanti. Non c’è niente di peggio di un lavaggio della testa scomodo, del tipo che crea fastidio al collo. Investi invece in lavatesta buoni e comodi quando dovrai considerare i servizi di forniture per parrucchieri.
  • Spazio per l’accoglienza: il ricevimento è il biglietto da visita del tuo salone da parrucchiere e, come tutto il resto, la prima impressione è fondamentale per conquistare qualcuno, soprattutto se si tratta di clienti.

Come regola generale, ricorda che anche se il tuo salone è piccolo, esistono idee favolose che non richiedono particolari spazi ma che conferiscono tanto stile all’ambiente.

Altre idee interessanti

Se la stanza è piccola, invece di cassetti o mobili per riporre forniture e strumenti, usa gli scaffali. E poiché anche i piccoli dettagli contano, ci sono alcuni oggetti che non puoi non considerare.

Ad esempio gli strumenti tecnologici e le riviste per rendere più piacevoli i tempi di attesa, e la decorazione in generale come ad esempio vasi, quadri, lampade e altro.

Raccomandazioni finali

Scegli mobili facili da pulire, resistenti, funzionali e confortevoli. Lascia che facciano trasparire il tuo stile.

Inoltre prima di acquistare qualsiasi mobile, tieni sempre a mente i tuoi clienti, le loro caratteristiche e, naturalmente, la tua essenza. Questo ti porterà ad acquistare elementi non solo estetici ma anche molto pratici e funzionali.

Ricorda, un arredamento adeguato è un ottimo modo per attirare i clienti e fidelizzare quelli esistenti!

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Cosa fare se l’acqua sa di cloro?

Se pensi che la tua acqua odori e sappia di cloro, potrebbe non essere una tua semplice impressione ma potresti avere ragione.

Il cloro è infatti un disinfettante usato per trattare l’acqua che viene gestita dalle società pubbliche e proteggerla dai batteri mentre arriva a casa tua.

Tali enti sono tenuti a rimuovere tutti gli inquinanti nocivi e a mantenere sempre alta la sua qualità e salubrità, ma nonostante questo nessuno vuole bere acqua che viene trattata con troppo cloro e che ricorda da vicino quella della piscina per il troppo odore.

Sebbene il cloro sia molto importante per proteggere l’acqua dalla contaminazione, il suo odore e sapore può essere poco gradevole per molte persone e può inoltre causare alcuni problemi all’interno di casa.

Quali sono gli effetti negativi del cloro sul nostro corpo?

•          Rimuove gli oli naturali di cui il corpo ha bisogno, facendo irritare la pelle e i capelli.

•          Il cloro accelera il processo di invecchiamento, simile a un’eccessiva esposizione al sole.

•          Il cattivo gusto rovina l’acqua potabile e gli alimenti che richiedono la bollitura.

•          Il forte odore rende fastidiosa la respirazione durante docce e bagni.

Come posso correggere il sapore del cloro nella mia acqua?

Fortunatamente, il cloro è abbastanza facile da rimuovere. Se questo è l’unico problema che riscontri con l’acqua del rubinetto, sarà sufficiente far installare un apposito depuratore d’acqua il cui filtro renderà immediatamente più dolce la tua acqua, eliminando l’odore ed il sapore del cloro. Il carbonio presente nel filtro assorbirà infatti le sostanze chimiche per alleviare questo problema.

Circa il 90% delle persone ha proprio questo tipo di problema in casa, ovvero quello dell’acqua troppo “dura” e ricca di cloro, un minerale che le società che gestiscono l’acqua pubblica adoperano largamente. Minerali come il cloro ed il calcio non comportano particolari rischi per la salute, quindi tali società sono comunque tenute a farne utilizzo.

In breve, se il tuo problema è proprio quello delle eccessiva durezza dell’acqua legata alla presenza di cloro, un depuratore fa per te!

Come funziona un depuratore d’acqua?

I filtri che fanno parte del miglior depuratore acqua hanno un foro di passaggio e sono realizzati in carbone attivo. Essi sfruttano la microfiltrazione, grazie alla quale è possibile rimuovere le sostanze nocive fino a 0,1 micron, ed il carbone attivo, che è specifico per eliminare il cloro ma anche eventuale cattivi odori o sapori nell’acqua migliorandone il gusto e facendo in modo che questa diventi anche più leggera da digerire.

Già semplicemente grazie al filtro in carbone attivo è possibile eliminare il cattivo gusto dall’acqua ed il sapore tipico del cloro, così come il suo tipico odore che può sembrare fastidioso a tante persone.

Ci sono altri vantaggi nell’utilizzare un depuratore?

Sicuramente ci sono una serie di ulteriori vantaggi nel decidere di adoperare un depuratore d’acqua in casa. Consideriamo intanto che non sarà più necessario dover trasportare le pesanti bottiglie dal supermercato fino a casa: già questo è un vantaggio non indifferente soprattutto per quelle persone che sono più in là con l’età e desiderano trovare una soluzione più comoda.

Vi è inoltre un risvolto assolutamente positivo anche per quel che riguarda l’ambiente: non comprare più le bottiglie dal supermercato, ma prendere l’acqua da bere direttamente dal rubinetto, significa non produrre più nuova plastica da liberare nell’ambiente con notevoli benefici per il mare e tutto il pianeta in genere.

Da considerare infine, un notevole risparmio economico: il prezzo al litro dell’acqua del rubinetto costa circa 50 volte meno rispetto quella della bottiglia.

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Meglio un compressore lubrificato o no?

Quando hai stabilito le dimensioni e il tipo di compressore che fa al caso tuo, rimane un’ultima decisione da prendere: meglio un compressore lubrificato o no? Per non complicare eccessivamente le cose, diciamo che la scelta dovrebbe essere basata sul modo in cui verrà utilizzato il dispositivo.

Il primo passo nella scelta di un compressore è dunque valutare le esigenze della tua installazione.

Ci sono casi in cui le conseguenze della contaminazione da olio sono incompatibili con il tipo di attività e quindi è essenziale avere un compressore d’aria oil-free. Tuttavia, la maggior parte delle piccole officine industriali e manifatturiere utilizzano compressori a iniezione di olio, dunque lubrificati, poiché le conseguenze della contaminazione da olio non sono così gravi come potrebbero essere in un impianto di produzione alimentare, ad esempio. L’olio per compressori d’aria ricordiamo infatti serve per lubrificare ma anche per raffreddare l’aria compressa.

Se non c’è un bisogno specifico di adottare un compressore oil free, l’opzione maggiormente raccomandata è un’unità lubrificata a olio, come un compressore rotativo a vite a iniezione d’olio, considerando che i compressori oil-free hanno inoltre un costo molto più elevato.

Anche se l’olio dovesse in minima parte rimanere nell’aria compressa inoltre, esso può essere rimosso a fondo utilizzando prodotti per aria di qualità . I filtri coalescenti possono pulire le particelle di aria compressa a 0,01 micron, le quali possono anche essere pulite con l’aggiunta di un filtro a carbone attivo per avvicinarsi alla purezza dell’aria Classe 1.

Quali sono le diverse classi di purezza dell’aria?

I compressori d’aria oil free sono utilizzati anche per produrre una gamma di prodotti sensibili, dai semiconduttori alla carta. Anche la più piccola traccia di olio in tali applicazioni potrebbe avere effetti negativi sui prodotti e persino sulle persone. La classe 0 e la frase “tecnicamente oil free” sono spesso utilizzate per indicare che un compressore soddisfa determinati standard in tal senso.

Sebbene questi termini siano simili, presentano differenze fondamentali che, se non prese in considerazione, possono avere conseguenze impreviste.

Il significato di “oil free”

Per capire meglio tutto questo, diamo un’occhiata al significato di “oil free”. Il termine “oil free” è utilizzato come riferimento a compressori che non richiedono alcun tipo di lubrificazione nella camera di compressione. Mentre esso descrive un tipo di compressore, “Classe 0” e “tecnicamente senza olio” esprimono quanto sia pulita l’aria dopo la fase di compressione. Ci sono importanti differenze tra i due, che spiegheremo a breve.

È importante sapere che esistono degli standard mondiali per scopi di utilizzo privati, industriali e commerciali. L’aria compressa ha una propria serie di standard ISO. In base alla purezza massima dell’aria (determinata dal numero di particelle per metro cubo in funzione della dimensione delle stesse), i compressori possono essere classificati come Classe ISO 0-5. La versione originale degli standard di purezza dell’aria compressa ISO (1991) è stata “realizzata da e per” produttori di filtri. Lo standard ha definito cinque classi di concentrazione dell’olio, la migliore delle quali è la Classe 1.

ISO Classe 1 – Aria tecnicamente oil free

La classe 1 specifica una concentrazione di olio di 0,01 mg/m3 a 1 bar (a), 14,5 psia e 20 ° C (68° F), e riuscire a soddisfare questi criteri è talvolta detto “tecnicamente una soluzione senza olio”. Tuttavia, questi standard sono stati modificati nel 2001 e aggiornati nel 2010. L’attuale standard stabilisce limiti sul contenuto totale di olio (liquido e vapore) ed è stato introdotto uno standard specifico sulla misurazione del vapore d’olio.

Classe ISO 0: aria oil-free

Per soddisfare requisiti di qualità più rigidi, è stata aggiunta una nuova classe (Classe 0). La classe ISO 0 è l’opzione più pulita, che può garantire il 100% di aria oil free. Questi compressori generalmente hanno un prezzo di partenza più alto, ma sono molto più sicuri anche nelle applicazioni “sensibili”.

Ad ogni modo, quando si sceglie un compressore d’aria oil-free o lubrificato, è sempre consigliabile chiedere il parere di un professionista dell’aria compressa e scegliere ricambi Atlas Copco per avere garanzia di qualità..

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Codici sconto Amazon

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Riflessioni per l’acquisto di un nuovo condizionatore

Per scegliere bene il tuo nuovo condizionatore d’aria bisogna innanzitutto dire che questi prevedono una unità esterna e una o più unità che vanno installate all’interno. Dunque la prima cosa a cui devi pensare è quante stanze hai bisogno di rinfrescare e chiaramente la quadratura di ogni ambiente.

Se hai bisogno di rinfrescare un’unica stanza, di dimensione massima di 35 metri quadrati, va bene anche un condizionatore che sia tra gli 8000 e i 12000 BTU. Negli ambienti più grandi è bene scegliere un condizionatore di potenza che oscilli tra i 15000 i 18000 BTU.

Nel caso in cui tu abbia necessità di rinfrescare più di una stanza, in questo caso potresti pensare ad esempio ai condizionatori dual split. Questi prevedono una unità esterna e una, due, tre o addirittura quattro unità interne in base a quante stanze desideri rinfrescare.

In questo caso devi fare particolare attenzione alla potenza della tua unità esterna dato che questa dovrà alimentare tutti gli apparecchi interni che vengono fissati a parete.

Come consumare meno energia?

Sicuramente, una delle caratteristiche cui devi fare attenzione è la classe energetica del condizionatore d’aria che stai andando da acquistare.

Al momento la classe energetica A+++ è quella che garantisce migliore rendimento energetico e minori consumi. Una macchina di questo tipo ti consentirà sicuramente di risparmiare in bolletta.

Caratteristiche dei condizionatori più moderni

I condizionatori più moderni sono dotati di interessanti caratteristiche che li rendono particolarmente appetibili. Tra queste, assoluta priorità per chi desidera vivere in una casa smart, è quella di optare per un climatizzatore con WiFi (esistono diversi modelli di condizionatori Mitsubishi in proposito), i quali possono essere totalmente controllati tramite smartphone.

Ciò significa ad esempio che potrai accendere il tuo condizionatore quando stai per rientrare in casa e trovare già una temperatura ottimale nel momento in cui apri la porta.

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Quale cassetta postale scegliere?

Una delle ultime cose cui pensiamo quando cambiamo abitazione è quella relativa alla cassetta postale. Probabilmente dedichiamo attenzione a questo aspetto dopo aver sistemato cose più urgenti quali ad esempio l’allaccio alle utenze o il trasloco degli arredi, sebbene la scelta della cassetta abbia la sua rilevanza anche dal punto di vista pratico ed estetico.

Scegliere quella più adatta alle proprie necessità può non essere semplice, e per questo motivo di seguito offriamo alcuni consigli che potranno dare una mano nell’acquistare la cassetta giusta. Vediamo allora insieme alcuni suggerimenti che possono aiutare a scegliere la cassetta postale perfetta in base alle condizioni del luogo e alla tipologia di edificio in cui ci spostiamo.

Un elemento che fa parte di casa

Nell’epoca della comunicazione multimediale e immediata infatti, è inevitabile continuare a ricevere corrispondenza cartacea. Questa chiaramente riguarda sempre meno aspetti divertenti o emozionali della vita e si limita a comunicazioni ufficiali, notifiche, bollette e depliant pubblicitari, nella maggior parte dei casi.

Proprio per questo motivo la cassetta delle poste è considerata come un elemento accessorio che fa parte di casa e dunque un componente sul quale si ripongono determinate attenzioni per quel che riguarda l’impressione che questa è in grado di offrire a chi la osserva. Sul mercato è infatti possibile trovare tantissimi tipi di cassette postali nei formati, stili e colori tradizionali ma anche nei più fantasiosi.

Dunque la cassetta postale riveste ancora oggi un aspetto importante considerando che questa, in base alle dimensioni prescelte, può anche ospitare piccoli pacchi e custodirli in sicurezza, il che è molto importante tenendo presente che oggi tutti noi siamo soliti acquistare i nostri prodotti online.

Il luogo in cui collocare la cassetta postale

Avere ben chiaro sin dall’inizio quale sarà l’esatta ubicazione della nostra nuova cassetta postale consentirà di poter restringere il cerchio e concentrarsi sui modelli che meglio si adattano alle caratteristiche del luogo.

Esistono infatti casellari progettati per interni così come quelli per gli esterni: la differenza è che questi ultimi devono essere in grado di proteggere la corrispondenza dalle intemperie nonché dai tentativi di sottrazione da parte di eventuali malintenzionati. Sicurezza e protezione dunque, grazie a materiali resistenti quali alluminio e ABS, per un prodotto perfettamente in grado di offrire anche un aspetto estetico particolarmente gradevole ed elegante.

Per quel che riguarda i casellari da interni, alcuni tra i migliori modelli presentano una migliore trasparenza degli sportelli, soluzione preferibile appunto in ambienti interni, che consente di guardare con più facilità all’interno della cassetta. Inoltre la griglia stampata consente di avere la corrispondenza sollevata rispetto il fondo, con il vantaggio che le operazioni di raccolta della corrispondenza sono più semplici.

Le cassette portapacchi

Le cassette portapacchi hanno raggiunto una considerevole notorietà nel corso degli ultimi anni, sia per quel che riguarda condomini e strutture residenziali in genere che all’interno di uffici e sedi aziendali. Queste strutture consentono infatti di poter alloggiare anche pacchi di piccole e medie dimensioni, il che consente di andare a custodire in maniera sicura i prodotti che si ricevono anche quando si è lontani da casa.

In loro assenza infatti (o in assenza di un portiere), il postino o corriere è costretto a lasciare il pacchetto poggiato nelle vicinanze delle cassette della posta con il rischio che qualcuno possa facilmente sottrarle. Se prevedi di ricevere dunque un considerevole numero di plichi e/o riviste, o se fai spesso i tuoi acquisti online e desideri mettere al sicuro il tuo shopping durante la tua assenza, una cassetta portapacchi potrebbe essere la soluzione perfetta per te.

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I leader della supply chain puntano su intelligenza artificiale e automazione

I Chief Supply Chain Officer (Csco), ovvero i top manager che si occupano delle catene di approvvigionamento, stanno facendo i conti con una sfida significativa: affrontare tutte le difficoltà legate a una pandemia globale da Covid-19, all’inflazione, ai cambiamenti climatici e agli eventi geopolitici e al contempo organizzare, pianificare e gestire le loro catene di approvvigionamento a prova di futuro.
Uno studio dell’IBM Institute for Business Value (IBV), “Own Your Transformation”, condotto su 1.500 Csco e Chief Operating Officer (Coo), mette in luce che i manager stanno scommettendo sull’innovazione e sull’intelligenza artificiale per ottimizzare questi processi, reinventando le operazioni della filiera. I risultati chiave dello studio evidenziano che i Csco stanno adottando l’IA e tecnologie di automazione per fornire interconnettività con partner e fornitori e per consentire operazioni sostenibili e intelligenti. Quasi la metà (47%) dei Chief Supply Chin Officer intervistati ha affermato di aver introdotto nuove tecnologie di automazione negli ultimi due anni, un approccio che può aggiungere prevedibilità, flessibilità e intelligenza alle fasi della catena di approvvigionamento e di utilizzare l’intelligenza artificiale per monitorare le prestazioni. Il report ha anche rilevato che la sostenibilità è sia una sfida sia una leva verso il cambiamento.

Contrastare i fattori di stress

“Per combattere efficacemente i fattori di stress delle catene di approvvigionamento, come l’inflazione, è imperativo che i Csco si concentrino sull’utilizzo di analisi, intelligenza artificiale e processi di automazione per costruire supply chain intelligenti, resilienti e sostenibili”, afferma Jonathan Wright, IBM Consulting Global Managing Partner, Sustainability Services and Global Business Transformation. “Automazione e l’intelligenza artificiale possono consentire ai Csco e alle loro imprese di raccogliere dati, identificare i rischi, convalidare la documentazione e fornire audit trail, anche in periodi di forte inflazione, gestendo al contempo anche il consumo di carbonio, energia e acqua”.

Le priorità e chi le chiede

In base ai dati emersi dal rapporto si scopre inoltre che 1 Csco su 2 (il 52%) pone la sostenibilità in cima alla lista delle priorità di cambiamento per le quali l’infrastruttura tecnologica può fornire una spinta concreta. Il 50% dichiara che i propri investimenti in sostenibilità accelereranno la crescita aziendale. Gli stessi manager affermano poi che le maggiori pressioni verso la trasparenza e la sostenibilità provengono da: investitori (56%), membri del consiglio di amministrazione (50%) e clienti (50%). 

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I numeri del lavoro: è boom di dimissioni, ma i contratti in più sono un milione 

Nel suo rapporto dell’Osservatorio sul precariato l’Inps evidenzia un boom di dimissioni, ma anche un milione di contratti in più. I numeri del mercato del lavoro in Italia vanno letti con attenzione per superare l’apparente contraddizione di questi due trend opposti, ma che invece sono complementari. Nel primo semestre 2022 i flussi nel mercato del lavoro, tra assunzioni, trasformazioni, e cessazioni, hanno completato la ripresa dei livelli pre-pandemici, compromessi nel biennio 2020-2021 dalle chiusure e restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. E segnalano incrementi rispetto al 2018-2019, sia nel numero di assunzioni e trasformazioni, sia in quello delle cessazioni. Analizzando le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato nel primo semestre dell’anno con riferimento alla causa di cessazione, il primo fattore da considerare è infatti l’effetto dell’uscita dalla pandemia.

Assunzioni e cessazioni

Nei primi sei mesi dell’anno, i datori di lavoro privati hanno effettuato 4.269.179 assunzioni e 3.322.373 cessazioni di contratto di lavoro, per un saldo positivo che supera i 946 mila contratti. Sempre nel primo semestre 2022, le dimissioni invece registrano un consistente incremento (+22% e +28% rispetto ai corrispondenti periodi 2021 e 2019). Il livello raggiunto di oltre 600.000 dimissioni sottende il completo recupero delle dimissioni mancate nel 2020, quando tutto il mercato del lavoro era stato investito dalla riduzione della mobilità, connessa alle conseguenze dell’emergenza sanitaria.

Dimissioni e licenziamenti

Se si considerano anche le interruzioni volontarie dei rapporti di lavoro a termine, le dimissioni diventano un milione, per un aumento del 31,73% rispetto allo stesso periodo del 2021.  I licenziamenti di natura economica e disciplinari, riferisce Adnkronos, registrano poi un forte aumento rispetto al primo semestre 2021 (rispettivamente +121% e +36%). Tuttavia il dato va messo in relazione alle deroghe normative varate con i decreti anti-Covid nel 2021. Per contestualizzare questa dinamica, occorre ricordare che fino al 30 giugno 2021 (per gran parte dell’industria) o fino al 31 ottobre 2021 (per il terziario e il resto dell’industria) i licenziamenti economici erano bloccati dalle normative specifiche introdotte nel 2020.

Licenziamenti economici e disciplinari

Per i licenziamenti economici, chiarisce l’Inps, il più pertinente confronto con il 2019 rileva però una contrazione, con circa 50.000 licenziamenti in meno sia rispetto al 2018 sia al 2019 (-21%). In continua crescita, invece, dopo la modesta flessione del 2020, risultano i licenziamenti disciplinari: nel primo semestre 2022 sono poco più di 60.000, circa un terzo in più rispetto al corrispondente semestre del 2019.

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Istat: secondo trimestre 2022 Pil a +4,7% tendenziale

Se la crescita congiunturale del Pil diffusa dall’Istat in stima preliminare il 29 luglio 2022 era risultata dell’1%, e quella tendenziale del 4,6%, secondo gli ultimi dati diffusi dell’Istituto nel secondo trimestre del 2022 il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, e del 4,7% nei confronti del secondo trimestre del 2021.
Questo, considerando che il secondo trimestre del 2022 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente, e una giornata lavorativa in meno rispetto al secondo trimestre del 2021. La variazione acquisita per il 2022 è quindi pari a +3,5%

Tutti i principali aggregati della domanda interna sono in ripresa

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in ripresa, con un aumento dell’1,7% sia dei consumi finali nazionali sia degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del +3,3% e del +2,5%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo di 1,6 punti percentuali alla crescita del Pil: +1,5 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, +0,4 gli investimenti fissi lordi, mentre la spesa delle Amministrazioni Pubbliche ha dato un contributo negativo pari a -0,2%. La variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per -0,3%, così come la domanda estera netta, il cui contributo è risultato pari a -0,2%.

Valore aggiunto di industria e servizi, andamenti congiunturali positivi 

Si registrano poi andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di industria e servizi, pari rispettivamente all’1,4% e all’1%, mentre l’agricoltura registra una diminuzione del -1,1%. La stima completa dei conti economici trimestrali fa registrare nel secondo trimestre del 2022 una crescita del Pil dell’1,1% in termini congiunturali e del 4,7% in termini tendenziali. Si tratta di stime lievemente al rialzo rispetto alla stima preliminare dello scorso 29 luglio, quando il rilascio mostrava un aumento congiunturale dell’1% e tendenziale del 4,6%.

Tassi di crescita per investimenti e consumi finali nazionali

“Rispetto al trimestre precedente – commenta l’Istat -, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in ripresa, con tassi di crescita uguali per il totale degli investimenti e dei consumi finali nazionali (+1,7%), mentre la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla crescita del Pil.
Dal punto di vista settoriale – continua l’Istituto -, si conferma rispetto alla stima preliminare una crescita del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e una contrazione del valore aggiunto dell’agricoltura. In buona ripresa anche ore lavorate e unità di lavoro, come anche i redditi pro capite e le posizioni lavorative”.

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Per i saldi estivi a luglio il bilancio è negativo

Archiviato il mese di luglio, è tempo di un primo bilancio per l’andamento dei saldi estivi. Il primo luglio è infatti tornato l’appuntamento con i saldi estivi, ma quest’anno le previsioni oscillano tra l’ottimismo legato al ritorno della piena libertà di circolazione e del turismo nazionale e internazionale e le preoccupazioni per la crisi dei prezzi energetici e il peso dell’inflazione. Il bilancio quindi non è roseo, visto che Federazione Moda Italia-Confcommercio registra -10% a livello nazionale rispetto allo scorso anno, con il 54% degli operatori che registrato un calo, il 33% che parla di stabilità e solo il 13% registra un segno più. In ogni caso, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 202 euro, pari a 88 euro pro capite, per un valore complessivo di 3,1 miliardi di euro.

“I risultati migliori sono quelli che arrivano dallo shopping tourism”

“Dai dati si comprende come sia importante il connubio tra moda e turismo. I risultati migliori sono quelli che arrivano dallo shopping tourism, mentre sul mercato interno la perdita media è a doppia cifra – commenta il presidente Giulio Felloni -. Da questi dati si comprende quanto mai sia necessario e urgente concretizzare quanto abbiamo chiesto, in perfetta sintonia con Confcommercio: la riduzione del cuneo fiscale e dei costi energetici. Sarebbe oltremodo determinante l’intervento del governo sui temi avanzati al Tavolo della Moda sulla riduzione dell’Iva per abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile casa ed articoli sportivi, uno degli elementi essenziali per il rilancio dei consumi prima che sia veramente troppo tardi”.

Il “manuale” dei saldi

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Federazione Moda Italia e Confcommercio ricordano alcuni principi base sui saldi. Ad esempio, la possibilità di cambiare il capo dopo l’acquisto è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo, e nel caso risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

Prova dei capi: non c’è obbligo

La prova dei capi è invece rimessa alla discrezionalità del negoziante, e quanto ai pagamenti, le carte di credito devono essere sempre accettate da parte del negoziante. Per l’indicazione del prezzo, è obbligo del negoziante indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
I capi che vengono proposti in saldo devono poi avere carattere stagionale o di moda, ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Ma modifiche o adattamenti sartoriali sono a carico del cliente, salvo diversa pattuizione.

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Auto: il futuro è di lusso, elettrico e smart 

Entro il 2023 il mercato delle auto dagli 80.000 ai 150.000 dollari crescerà dell’8%, quelle fino a 300.000 dollari del 10% e le super lussuose da 500.000 dollari del 14%. Per la prima volta berline e macchine sportive avranno meno appeal, e se il mercato delle auto di medio livello ristagna, quello delle vetture di lusso continuerà ad aumentare, ma cambiando pelle. I più facoltosi ora puntano ad auto che non inquinano, scegliendole elettriche ma anche comode. Così anche i classici brand automobilistici emblema del lusso stanno diversificando le produzioni, con nuovi modelli meno iconici ma più moderni.

Arrivano i nuovi modelli SUV

Oggi circa il 50% degli acquirenti di auto premium e di lusso preferisce i SUV, e i produttori sono impegnati a presentare i nuovi modelli in risposta a questa domanda. Un cambiamento fotografato dal nuovo report McKinsey, secondo il quale queste automobili ibride, le cosiddette ‘utilitarie sportive-fuoristrada’ (cioè i SUV, Sport Utility Vehicle), con elevate prestazioni e finiture lussuose saranno in cima ai desideri dei Paperoni di tutto il mondo, cinesi in testa, seguiti da asiatici e americani.
Anche i gusti dei nababbi europei seguiranno lo stesso trend, ma con maggiore occhio al design, e servizi di assistenza tailor made pre e post-vendita di alto livello, online e dal vivo.

Artigianato di altissimo livello e qualità potenti fattori di acquisto in Europa

Se le vendite di nuovi SUV (da 150.000 a 500.000 dollari) raddoppieranno lo slancio maggiore lo avranno le macchine extra lusso in versione ibrida-fuoristrada (minimo 500.000 dollari): già nel 2021 ne sono state immesse sul mercato 16 nuovi modelli. I SUV elettrificati domineranno il mercato dei prossimi anni, e il 70% di chi possiede una macchina di alta e altissima gamma a combustione interna passerà all’elettrica. Fra i trend dei prossimi dieci anni, anche l’aumento di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e connettività intelligente, sistemi che aumenteranno i profitti di oltre il 7% entro il 2026. Ma se i cinesi sono i più interessati alla tecnologia, i ricchi europei e americani continueranno ad amare anche elementi tradizionali, come l’artigianato di altissimo livello e la qualità, che resteranno potenti fattori di acquisto,

Il numero di super ricchi continua a crescere

Le ragioni dell’incremento previsto per le vendite di auto di altissima gamma, riporta Ansa, dipendono dal fatto che il numero di super ricchi continua a crescere.
“Con più milionari e miliardari sparsi per il mondo la scelta di auto costosissime non riguarda più solo i nababbi americani o europei ma gli asiatici e quelli dei paesi medio orientali, Cina in testa – spiegano gli autori della ricerca -. Nella fascia di prezzo superiore a 80.000 dollari prevediamo che la Cina sarà il mercato in più rapida crescita per le auto di lusso entro il 2031, con una crescita annuale del 14%, aumentando così la sua quota globale nel segmento dal 24% nel 2021 a circa il 35% alla fine del decennio”.

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Dove trovo le ricette per i piatti migliori? Su Internet!

La cucina è una vera e propria passione per un numero crescente di italiani. Se da sempre quello fra i nostri connazionali e la buona tavola è un rapporto d’amore, negli ultimi due anni – complice anche il covid – il numero degli aspiranti chef è cresciuto ulteriormente. Così, tra pentole e fornelli, gli italiani amano passare il loro tempo libero, e non solo. Ma dove si possono reperire le ricette per preparare le migliori bontà? E quali sono i piatti maggiormente ricercati? Le risposte, in entrambi i casi, arrivano dalla rete.

Il 95% dei “cuochi” si informa online

Per cercare le ricette preferite o ispirarsi, il 95% degli utenti ricorre almeno ad una fonte online, mentre il 67% utilizza almeno un social media per trarre nuove idee. Non sorprende che a guidare le ricerche ci sia Google: lo preferisce il 56% degli italiani. Tra i social media, emerge Youtube, scelto dal 46% degli utenti alla ricerca di ricette. Lo studio, condotto dall’Osservatorio Nestlé, suddivide le statistiche anche per fascia d’età. Ad esempio, si scopre che i 18-24enni (58%) e i 25-34enni (49%) si affidano soprattutto ad Instagram, mentre la fascia 35-44 anni (58%) attinge in particolare dai siti web o dai blog di appassionati di cucina. I più “grandicelli”, quelli della fascia 45-54 anni (43%), preferiscono i tutorial su Youtube e gli over 55 (53%) scelgono i ricettari di famiglia. Prima dell’avvento dei social network il 62% prendeva spunto principalmente dai libri di cucina e il 52% dai ricettari di famiglia. Il 46% cercava direttamente la ricetta attraverso Internet, il 35% attraverso trasmissioni televisive dedicate e il 34% si affidava alle ricette lette sui giornali.

Le ricette più ricercate

Dopo aver scoperto chi e come cerca dritte sulla cucina on line, è interessante scoprire cosa si cerca. Ovvero, quali sono i piatti e le preparazioni prediletti e più googlati. Secondo i dati di Google Trends, le ricette più cercate su internet sono le più semplici. Al primo posto, troviamo la più amata in Italia, ovvero la pasta: in particolare, sono ricercate ricette come la pasta alla boscaiola, con i peperoni e la classica pasta e fagioli. Troviamo poi la torta di pere, i pancake, le crepes e, infine, un altro classico, la pizza. In aumento, invece, nuove tendenze come il poke ed il porridge, ma anche ricette fresche come l’insalata di riso. Infine, gli italiani non rinunciano a prepararsi qualche buon cocktail a casa: i preferiti sono il Sex on the beach ed il Gin Tonic.

Nel 2021 il 10,3% dell’elettricità mondiale generato da sole e vento 

“È iniziato il processo che rimodellerà il sistema energetico esistente – commenta il responsabile globale di Ember, think tank che si occupa di clima ed energia -. Anche se le emissioni e il carbone hanno raggiunto un altro massimo storico, ci sono chiari segnali che la transizione elettrica globale è ben avviata. Più che mai elettricità eolica e solare viene aggiunta alle reti. E non solo in pochi Paesi, ma in tutto il mondo”.
Dal Global Electricity Review annuale pubblicato da Ember emerge infatti che nel 2021 sono stati 50 i Paesi che hanno superato la soglia del 10% di produzione elettrica da solare ed eolico. E l’energia eolica e solare nel 2021 ha registrato un record, con una produzione del 10,3% dell’elettricità a livello mondiale.

Aumenta anche il tasso di crescita: +23% solare e +14% eolica

Insomma, per la prima volta l’energia solare ed eolica, insieme, hanno superato la soglia di un decimo della produzione globale elettrica, raggiungendo il 10,3% dal 9,3% del 2020. Anche il tasso di crescita è aumentato: del 23% in più per la produzione solare e 14% per l’eolica. Quella solare è stata la fonte di produzione di elettricità in più rapida crescita per il diciassettesimo anno consecutivo.
Nel 2021 è stato inoltre calcolato un aumento di 1.414 TWh della domanda di elettricità rispetto al 2020. Una crescita equivalente all’aggiunta di un’intera India sulla domanda globale di elettricità, ed è stata la più rapida dal 2010. 

Cresce la richiesta di elettricità

Questo enorme aumento di elettricità richiesta è stato coperto per un terzo dalle fonti eolica e solare, mentre la rimanente quota da combustibili fossili. Nel 2021 infatti anche l’elettricità da carbone è aumentata per poter rispondere alla domanda elettrica senza precedenti. Ma tutte le fonti di elettricità pulita hanno generato in totale il 38% dell’elettricità mondiale nel 2021, più del carbone (36%). Per mantenere la retta via, contenendo il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, l’eolico e il solare dovranno sostenere alti tassi di crescita da almeno 20% ogni anno fino al 2030. Ma con la situazione di crisi in Ucraina, il prezzo del carbone ancora in aumento così come la domanda di elettricità, tutti i governi sono messi a dura prova. Tutti devono agire con coraggio e ambizione per fare di più.

Un’offerta sostenibile arriva dal centro dell’Europa

Dal centro dell’Europa arriva un’offerta sostenibile, da un punto di vista economico ed ecologico. Si chiama Contracting fotovoltaico, ed è il concetto sviluppato dal gruppo aziendale Sun Contracting.
Si tratta di permettere una facile espansione europea di impianti fotovoltaici, riporta Internazionale, senza lasciare i pesanti costi di investimento e mantenimento sulle spalle di proprietari di tetti e terreni adatti. Anzi, permettendo loro di guadagnare un profitto economico, nel rispetto dell’ambiente e sulla strada degli obiettivi climatici.

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Gli orribili otto: le tecniche dei principali gruppi di ransomware

Un’analisi sulle tattiche, le tecniche e le procedure (TTP) più comuni utilizzate durante gli attacchi dagli 8 gruppi di ransomware più prolifici. È quanto ha condotto il team di Threat Intelligence di Kaspersky sull’attività di Conti/Ryuk, Pysa, Clop (TA505), Hive, Lockbit2.0, RagnarLocker, BlackByte e BlackCat. Si tratta di gruppi attivi tra marzo 2021 e marzo 2022 in Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, dove hanno preso di mira oltre 500 organizzazioni in settori quali la produzione, lo sviluppo di software e le piccole imprese. La ricerca ha rivelato che gruppi diversi condividono più della metà della catena di cyber-kill ed eseguono le fasi principali di un attacco in modo identico.

Gli attacchi seguono uno schema prevedibile

Questo studio sul ransomware moderno servirà a capire come operano i gruppi di ransomware e come difendersi dai loro attacchi. La ricerca ha analizzato il modo in cui i gruppi di ransomware impiegano le tecniche e le tattiche descritte in MITRE ATT&CK, e ha riscontrato molte somiglianze tra le loro TTP lungo tutta la catena di cyber-kill. Le modalità di attacco dei gruppi si sono rivelate piuttosto prevedibili: gli attacchi ransomware seguono uno schema che comprende la rete aziendale o il computer della vittima, la distribuzione del malware, le nuove scoperte, l’accesso alle credenziali, l’eliminazione delle copie shadow, la rimozione dei backup e il raggiungimento degli obiettivi.

Il riutilizzo di TTP comuni facilita l‘hacking

I ricercatori spiegano anche da dove deriva la somiglianza tra gli attacchi. Ad esempio, emerge un fenomeno chiamato Ransomware-as-a-Service (RaaS), secondo il quale gruppi di ransomware non distribuiscono il malware da soli, ma forniscono solo i servizi di crittografia dei dati. Dal momento che chi distribuisce i file dannosi vuole anche semplificarsi la vita, vengono utilizzati metodi di consegna dei modelli o strumenti di automazione per ottenere l’accesso. Inoltre, il riutilizzo di strumenti vecchi e simili rende la vita più facile agli attaccanti, riducendo il tempo necessario per preparare un attacco, mentre il riutilizzo di TTP comuni facilita l‘hacking. L’installazione lenta di aggiornamenti e patch da parte delle vittime le rende poi più vulnerabili. Sebbene sia possibile rilevare tali tecniche, è molto più difficile farlo in modo preventivo. 

“Un incubo per il settore della cybersecurity”

La sistematizzazione dei vari TTP utilizzati dagli attaccanti ha portato alla formazione di un insieme generale di regole SIGMA in conformità con MITRE ATT&CK, che aiuta a prevenire tali attacchi.
“Negli ultimi anni il ransomware è diventato un incubo per l’intero settore della cybersecurity, con continui sviluppi e miglioramenti da parte degli operatori del ransomware – commenta Nikita Nazarov, Team Lead Threat Intelligence Group di Kaspersky -. Per gli specialisti di cybersicurezza è lungo e spesso impegnativo studiare ogni singolo gruppo di ransomware e seguirne le attività e gli sviluppi, per cercare di vincere la gara tra attaccanti e difensori”.
Lo scopo della ricerca è quindi quello di fungere da guida per i professionisti della cybersecurity per facilitare il loro lavoro.

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È boom di assunzioni, ma le imprese venete non trovano personale

Un paradosso nel mondo del lavoro: l’83% delle imprese venete vuole assumere nei prossimi 6 mesi, ma l’88% non riesce a trovare personale. Solo l’8% non intende ampliare l’organico, contro il 18% del 2021. È quanto emerge da un’indagine condotta da Fòrema, ente di formazione di Assindustria VenetoCentro, dal titolo Survey 2022: Indagine sui fabbisogni professionali delle imprese, condotta su di un campione di 208 intervistati tra HR manager, imprenditori, responsabili di funzione. Il 45% degli intervistati rappresenta imprese di dimensioni medie e grandi, e il comparto metalmeccanico rappresenta quasi la metà del panel.

Rispetto al 2021 cresce l’offerta di lavoro

Le percentuali di assunzioni crescono ulteriormente per i settori metalmeccanici (85%) e dei servizi tecnologici (89%), e il 79% delle imprese si dichiara disponibile all’utilizzo degli strumenti più tradizionali. Il contratto a tempo indeterminato è proposto nel 40% dei casi, seguito dal contratto a tempo determinato (22%) e l’apprendistato (17%). Diminuisce il peso dei contratti di somministrazione, ovvero le assunzioni tramite agenzia interinale (6%, contro il 10% del 2021).
I profili al top per il 2022 sono il progettista tecnico (29%), l’addetto alla logistica (15%) e l’addetto amministrativo contabile (10%). La priorità va ai profili di addetti alla produzione di livello manageriale, in grado di governare processi e gruppi di lavoro (11%), i tecnici informatici e i programmatori (9%, contro il 4% dello scorso anno).

Tirocinio: il metodo preferito per facilitare l’inserimento delle nuove risorse

Un quarto degli intervistati (26%) collega le assunzioni al normale turnover e ai pensionamenti, mentre circa la metà (48%) all’aumento delle commesse e della mole di attività da fare. Il 26% degli inserimenti è originato da un vero processo di trasformazione organizzativa, che ha avviato nuovi processi da presidiare (13%) o ha creato la necessità di nuovi ruoli prima non contemplati (13%).
Il tirocinio è il metodo preferito per facilitare l’inserimento delle nuove risorse (59%), seguito dai corsi di formazione brevi o lunghi (25%). L’88% del panel dichiara tuttavia che sta riscontrando difficoltà nel reclutare il personale (contro il 69% del 2021).

Grandi aziende più in difficoltà delle Pmi

Le grandi imprese appaiono ancora più in difficoltà delle Pmi. Soprattutto per il reclutamento di figure operative da inserire in produzione (56%), in forte aumento rispetto al 45% del 2021. Il 57% degli intervistati dichiara di non riuscire a ingaggiare nuovo personale necessario per mancanza di figure disponibili, perché sono già in forza presso altre aziende, o perché il sistema dell’istruzione e della formazione non riesce a coprire la domanda (44% nel 2021). A questo dato si aggiunge un ulteriore 19% che segnala come causa principale un disallineamento tra le competenze presenti sul mercato e quelle necessarie per operare efficacemente nel proprio contesto organizzativo. Nel 17% dei casi, si segnala in via esclusiva o accessoria il tema della scarsa attrattività del ruolo offerto, delle mansioni richieste o dell’azienda nel suo complesso.

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