Consigli per arredare un  salone da parrucchiere

Quando si parla di “salone da parrucchiere”, ma anche “centro estetico” o “centro per la manicure” immaginiamo luoghi piacevoli, belli e confortevoli in cui trascorrere del tempo.

Riuscite a immaginare la delusione dei clienti quando arrivano in un’attività e la trovano sporca, con odori poco gradevoli, disordine e capelli ovunque? Senza dubbio, saranno clienti che non torneranno.

L’importanza degli arredi

Da sempre, la decorazione è un fattore importante per determinare l’esclusività di un’attività, sia che si tratti di hotel, ristoranti, uffici e, naturalmente, centri estetici.

Ad oggi ciò non è cambiato, un scelta di arredi buona o cattiva la dice lunga sulla tua attività. Ora, se in questo momento potessi misurare la qualità dei mobili della tua attività da 1 a 10, che voto le daresti?

Di solito le persone hanno il budget come principale ostacolo, ma possiamo dirti che ci sono idee molto geniali che non richiedono poi così tanti investimenti.

In ogni caso tieni presente che questo tipo di spesa si recupera nel breve termine, perché se i tuoi clienti sono contenti della tua attività, favorirai la fidelizzazione e l’acquisizione di nuovi utenti.

Come scegliere gli arredi?

La prima domanda che devi porti è: come arredare un salone da parrucchiere?  Questo dipende da te e dai tuoi clienti.

Da te, perché il parrucchiere deve trasmettere la sua essenza ed il suo stile, e dai tuoi clienti, perché la decorazione e l’arredamento dipendono dai servizi che offri, dai prezzi, dall’età dei tuoi clienti, dall’ubicazione dei locali, etc.

In questo modo, l’arredamento di un parrucchiere per giovanissimi non sarà lo stesso di quello di un parrucchiere per donne tra i 30 e i 45 anni, così come non sarà lo stesso di quello di una giovane imprenditrice nella location più “in” della città, perché sicuramente lì i servizi saranno più cari e gli investimenti in arredi saranno maggiori.

Mobili e forniture per parrucchieri

Le nuove tendenze riguardo i mobili per parrucchieri fanno registrare delle novità rispetto gli standard tradizionali cui siamo abituati per qualcosa di più audace. Sembra infatti che il tradizionale abbia già annoiato i clienti.

Ecco di seguito un insieme di idee molto complete per la tua attività. Speriamo tu possa trovarle molto utili.

  • Sedie da parrucchiere: le sedie da parrucchiere dovrebbero adattarsi allo stile dell’intero locale: cioè se l’intera stanza ha i colori blu e metti alcune sedie rosse, vedrai che la combinazione è schiacciante (a meno che questo non sia intenzionalmente il tuo stile). In generale, cerca di trovare una corrispondenza tra le sedie e il colore degli altri mobili e pareti.
  • Lavabo da parrucchiere: a volte non prestiamo molta attenzione ai lavateste, tuttavia questi sono molto importanti. Non c’è niente di peggio di un lavaggio della testa scomodo, del tipo che crea fastidio al collo. Investi invece in lavatesta buoni e comodi quando dovrai considerare i servizi di forniture per parrucchieri.
  • Spazio per l’accoglienza: il ricevimento è il biglietto da visita del tuo salone da parrucchiere e, come tutto il resto, la prima impressione è fondamentale per conquistare qualcuno, soprattutto se si tratta di clienti.

Come regola generale, ricorda che anche se il tuo salone è piccolo, esistono idee favolose che non richiedono particolari spazi ma che conferiscono tanto stile all’ambiente.

Altre idee interessanti

Se la stanza è piccola, invece di cassetti o mobili per riporre forniture e strumenti, usa gli scaffali. E poiché anche i piccoli dettagli contano, ci sono alcuni oggetti che non puoi non considerare.

Ad esempio gli strumenti tecnologici e le riviste per rendere più piacevoli i tempi di attesa, e la decorazione in generale come ad esempio vasi, quadri, lampade e altro.

Raccomandazioni finali

Scegli mobili facili da pulire, resistenti, funzionali e confortevoli. Lascia che facciano trasparire il tuo stile.

Inoltre prima di acquistare qualsiasi mobile, tieni sempre a mente i tuoi clienti, le loro caratteristiche e, naturalmente, la tua essenza. Questo ti porterà ad acquistare elementi non solo estetici ma anche molto pratici e funzionali.

Ricorda, un arredamento adeguato è un ottimo modo per attirare i clienti e fidelizzare quelli esistenti!

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Cosa fare se l’acqua sa di cloro?

Se pensi che la tua acqua odori e sappia di cloro, potrebbe non essere una tua semplice impressione ma potresti avere ragione.

Il cloro è infatti un disinfettante usato per trattare l’acqua che viene gestita dalle società pubbliche e proteggerla dai batteri mentre arriva a casa tua.

Tali enti sono tenuti a rimuovere tutti gli inquinanti nocivi e a mantenere sempre alta la sua qualità e salubrità, ma nonostante questo nessuno vuole bere acqua che viene trattata con troppo cloro e che ricorda da vicino quella della piscina per il troppo odore.

Sebbene il cloro sia molto importante per proteggere l’acqua dalla contaminazione, il suo odore e sapore può essere poco gradevole per molte persone e può inoltre causare alcuni problemi all’interno di casa.

Quali sono gli effetti negativi del cloro sul nostro corpo?

•          Rimuove gli oli naturali di cui il corpo ha bisogno, facendo irritare la pelle e i capelli.

•          Il cloro accelera il processo di invecchiamento, simile a un’eccessiva esposizione al sole.

•          Il cattivo gusto rovina l’acqua potabile e gli alimenti che richiedono la bollitura.

•          Il forte odore rende fastidiosa la respirazione durante docce e bagni.

Come posso correggere il sapore del cloro nella mia acqua?

Fortunatamente, il cloro è abbastanza facile da rimuovere. Se questo è l’unico problema che riscontri con l’acqua del rubinetto, sarà sufficiente far installare un apposito depuratore d’acqua il cui filtro renderà immediatamente più dolce la tua acqua, eliminando l’odore ed il sapore del cloro. Il carbonio presente nel filtro assorbirà infatti le sostanze chimiche per alleviare questo problema.

Circa il 90% delle persone ha proprio questo tipo di problema in casa, ovvero quello dell’acqua troppo “dura” e ricca di cloro, un minerale che le società che gestiscono l’acqua pubblica adoperano largamente. Minerali come il cloro ed il calcio non comportano particolari rischi per la salute, quindi tali società sono comunque tenute a farne utilizzo.

In breve, se il tuo problema è proprio quello delle eccessiva durezza dell’acqua legata alla presenza di cloro, un depuratore fa per te!

Come funziona un depuratore d’acqua?

I filtri che fanno parte del miglior depuratore acqua hanno un foro di passaggio e sono realizzati in carbone attivo. Essi sfruttano la microfiltrazione, grazie alla quale è possibile rimuovere le sostanze nocive fino a 0,1 micron, ed il carbone attivo, che è specifico per eliminare il cloro ma anche eventuale cattivi odori o sapori nell’acqua migliorandone il gusto e facendo in modo che questa diventi anche più leggera da digerire.

Già semplicemente grazie al filtro in carbone attivo è possibile eliminare il cattivo gusto dall’acqua ed il sapore tipico del cloro, così come il suo tipico odore che può sembrare fastidioso a tante persone.

Ci sono altri vantaggi nell’utilizzare un depuratore?

Sicuramente ci sono una serie di ulteriori vantaggi nel decidere di adoperare un depuratore d’acqua in casa. Consideriamo intanto che non sarà più necessario dover trasportare le pesanti bottiglie dal supermercato fino a casa: già questo è un vantaggio non indifferente soprattutto per quelle persone che sono più in là con l’età e desiderano trovare una soluzione più comoda.

Vi è inoltre un risvolto assolutamente positivo anche per quel che riguarda l’ambiente: non comprare più le bottiglie dal supermercato, ma prendere l’acqua da bere direttamente dal rubinetto, significa non produrre più nuova plastica da liberare nell’ambiente con notevoli benefici per il mare e tutto il pianeta in genere.

Da considerare infine, un notevole risparmio economico: il prezzo al litro dell’acqua del rubinetto costa circa 50 volte meno rispetto quella della bottiglia.

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Meglio un compressore lubrificato o no?

Quando hai stabilito le dimensioni e il tipo di compressore che fa al caso tuo, rimane un’ultima decisione da prendere: meglio un compressore lubrificato o no? Per non complicare eccessivamente le cose, diciamo che la scelta dovrebbe essere basata sul modo in cui verrà utilizzato il dispositivo.

Il primo passo nella scelta di un compressore è dunque valutare le esigenze della tua installazione.

Ci sono casi in cui le conseguenze della contaminazione da olio sono incompatibili con il tipo di attività e quindi è essenziale avere un compressore d’aria oil-free. Tuttavia, la maggior parte delle piccole officine industriali e manifatturiere utilizzano compressori a iniezione di olio, dunque lubrificati, poiché le conseguenze della contaminazione da olio non sono così gravi come potrebbero essere in un impianto di produzione alimentare, ad esempio. L’olio per compressori d’aria ricordiamo infatti serve per lubrificare ma anche per raffreddare l’aria compressa.

Se non c’è un bisogno specifico di adottare un compressore oil free, l’opzione maggiormente raccomandata è un’unità lubrificata a olio, come un compressore rotativo a vite a iniezione d’olio, considerando che i compressori oil-free hanno inoltre un costo molto più elevato.

Anche se l’olio dovesse in minima parte rimanere nell’aria compressa inoltre, esso può essere rimosso a fondo utilizzando prodotti per aria di qualità . I filtri coalescenti possono pulire le particelle di aria compressa a 0,01 micron, le quali possono anche essere pulite con l’aggiunta di un filtro a carbone attivo per avvicinarsi alla purezza dell’aria Classe 1.

Quali sono le diverse classi di purezza dell’aria?

I compressori d’aria oil free sono utilizzati anche per produrre una gamma di prodotti sensibili, dai semiconduttori alla carta. Anche la più piccola traccia di olio in tali applicazioni potrebbe avere effetti negativi sui prodotti e persino sulle persone. La classe 0 e la frase “tecnicamente oil free” sono spesso utilizzate per indicare che un compressore soddisfa determinati standard in tal senso.

Sebbene questi termini siano simili, presentano differenze fondamentali che, se non prese in considerazione, possono avere conseguenze impreviste.

Il significato di “oil free”

Per capire meglio tutto questo, diamo un’occhiata al significato di “oil free”. Il termine “oil free” è utilizzato come riferimento a compressori che non richiedono alcun tipo di lubrificazione nella camera di compressione. Mentre esso descrive un tipo di compressore, “Classe 0” e “tecnicamente senza olio” esprimono quanto sia pulita l’aria dopo la fase di compressione. Ci sono importanti differenze tra i due, che spiegheremo a breve.

È importante sapere che esistono degli standard mondiali per scopi di utilizzo privati, industriali e commerciali. L’aria compressa ha una propria serie di standard ISO. In base alla purezza massima dell’aria (determinata dal numero di particelle per metro cubo in funzione della dimensione delle stesse), i compressori possono essere classificati come Classe ISO 0-5. La versione originale degli standard di purezza dell’aria compressa ISO (1991) è stata “realizzata da e per” produttori di filtri. Lo standard ha definito cinque classi di concentrazione dell’olio, la migliore delle quali è la Classe 1.

ISO Classe 1 – Aria tecnicamente oil free

La classe 1 specifica una concentrazione di olio di 0,01 mg/m3 a 1 bar (a), 14,5 psia e 20 ° C (68° F), e riuscire a soddisfare questi criteri è talvolta detto “tecnicamente una soluzione senza olio”. Tuttavia, questi standard sono stati modificati nel 2001 e aggiornati nel 2010. L’attuale standard stabilisce limiti sul contenuto totale di olio (liquido e vapore) ed è stato introdotto uno standard specifico sulla misurazione del vapore d’olio.

Classe ISO 0: aria oil-free

Per soddisfare requisiti di qualità più rigidi, è stata aggiunta una nuova classe (Classe 0). La classe ISO 0 è l’opzione più pulita, che può garantire il 100% di aria oil free. Questi compressori generalmente hanno un prezzo di partenza più alto, ma sono molto più sicuri anche nelle applicazioni “sensibili”.

Ad ogni modo, quando si sceglie un compressore d’aria oil-free o lubrificato, è sempre consigliabile chiedere il parere di un professionista dell’aria compressa e scegliere ricambi Atlas Copco per avere garanzia di qualità..

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Visita senologica: informazioni utili

La visita senologica è uno di quegli esami che le donne fanno bene a prevedere nel corso dell’anno, per accertarsi che tutto sia apposto e non vi sia alcun tipo di anomalia al seno.

In genere il senologo effettua prima una anamnesi raccogliendo tutte le informazioni che possono essere utili ai fini della diagnosi. Successivamente, effettua l’ispezione dei seni vera e propria, così da verificare la presenza di eventuali noduli o altre anomalie.

L’esame non riguarda solo ed esclusivamente i seni ma anche la zona delle ascelle (dato che qui si presentano frequentemente dei linfonodi), la zona dei solchi sottomammari e la zona sotto la clavicola.

Si tratta di una visita che in genere dura pochi minuti e che è in grado di rilevare ogni tipo di alterazione che riguarda la ghiandola mammaria, e individuare rapidamente le soluzioni necessarie.

Questo esame può essere effettuato anche da quelle donne che non avvertono alcun tipo di disturbo, ma che desiderano ugualmente farsi controllare per prevenzione e accertare che non vi sia alcun tipo di campanello d’allarme.

Cosa succede quando il senologo sospetta possa esserci una patologia?

Nel caso in cui il senologo che effettua la visita dovesse riscontrare delle anomalie o comunque elementi che lo portano a pensare possa esserci qualcosa da rivedere, è possibile che egli vada ad associare valutazioni mediche di altro tipo come ad esempio una mammografia o una ecografia mammaria, che consentono di capire con esattezza quale sia la situazione e se vi sia effettivamente qualcosa che merita maggiore attenzione.

Così sarà possibile individuare in maniera precisa e scientifica un eventuale problema e adottare le soluzioni necessarie per curarlo e risolvere.

Cos’è e come si svolge la visita senologica?

La visita senologica altro non è che è un esame del seno che viene effettuato senza che vi sia da parte dello specialista l’utilizzo di particolare strumentazione. Si tratta di un tipo di esame che è assolutamente indolore, il cui scopo è quello di verificare o escludere che possano esserci patologie che meritano un approfondimento.

Non appena completata la fase di indagine anamnestica, inizia la visita vera e propria. A questo punto il senologo comincia con l’osservazione e la palpazione delle mammelle e delle zone precedentemente descritte, in diverse posizioni.

Verrà da prima chiesto alla paziente di rimanere seduta, poi di mettersi in posizione supina. In questo caso sarà possibile rilevare la presenza di eventuali noduli o altre problematiche correlate.

Al termine della visita il senologo effettuerà la sua diagnosi andando a prescrivere una eventuale terapia se lo ritiene necessario. Alla stessa maniera può richiedere degli esami di approfondimento, stavolta di tipo strumentale.

Quando bisogna effettuare la visita senologica?

Se non viene riscontrato nulla di particolare, la paziente non deve far nulla se non ripetere periodicamente questo tipo di visita, almeno una volta l’anno a partire dai 25/30 anni.

I migliori specialisti si trovano a Milano, presso l’Istituto Europeo di Oncologia, e tra questi citiamo il dott. Toesca, uno dei più esperti senologi di Milano.

Nel caso invece in cui venga percepito dalla persona un disturbo di qualsiasi tipo al seno, è preferibile rivolgersi al proprio medico di fiducia senza perdere tempo. Una accurata visita senologica sarà in grado di offrire parecchie informazioni sulla presenza di eventuali noduli, i quali possono avere natura diversa che viene poi evidenziata da altro tipo di esami, stavolta strumentali.

In base al tipo di risultato che gli esami andranno ad evidenziare, lo specialista potrà decidere se far sottoporre la paziente a nuove indagini strumentali o meno.

Dunque l’importanza di effettuare periodicamente una visita senologica è facilmente intuibile, anche nel caso in cui non si abbia alcun tipo di disturbo e anche se non vi sono casi in famiglia di persone con problematiche di questo tipo.

La prevenzione è sempre la scelta migliore, quella che garantisce le più alte probabilità di superare ogni patologia.

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Riflessioni per l’acquisto di un nuovo condizionatore

Per scegliere bene il tuo nuovo condizionatore d’aria bisogna innanzitutto dire che questi prevedono una unità esterna e una o più unità che vanno installate all’interno. Dunque la prima cosa a cui devi pensare è quante stanze hai bisogno di rinfrescare e chiaramente la quadratura di ogni ambiente.

Se hai bisogno di rinfrescare un’unica stanza, di dimensione massima di 35 metri quadrati, va bene anche un condizionatore che sia tra gli 8000 e i 12000 BTU. Negli ambienti più grandi è bene scegliere un condizionatore di potenza che oscilli tra i 15000 i 18000 BTU.

Nel caso in cui tu abbia necessità di rinfrescare più di una stanza, in questo caso potresti pensare ad esempio ai condizionatori dual split. Questi prevedono una unità esterna e una, due, tre o addirittura quattro unità interne in base a quante stanze desideri rinfrescare.

In questo caso devi fare particolare attenzione alla potenza della tua unità esterna dato che questa dovrà alimentare tutti gli apparecchi interni che vengono fissati a parete.

Come consumare meno energia?

Sicuramente, una delle caratteristiche cui devi fare attenzione è la classe energetica del condizionatore d’aria che stai andando da acquistare.

Al momento la classe energetica A+++ è quella che garantisce migliore rendimento energetico e minori consumi. Una macchina di questo tipo ti consentirà sicuramente di risparmiare in bolletta.

Caratteristiche dei condizionatori più moderni

I condizionatori più moderni sono dotati di interessanti caratteristiche che li rendono particolarmente appetibili. Tra queste, assoluta priorità per chi desidera vivere in una casa smart, è quella di optare per un climatizzatore con WiFi (esistono diversi modelli di condizionatori Mitsubishi in proposito), i quali possono essere totalmente controllati tramite smartphone.

Ciò significa ad esempio che potrai accendere il tuo condizionatore quando stai per rientrare in casa e trovare già una temperatura ottimale nel momento in cui apri la porta.

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Quale cassetta postale scegliere?

Una delle ultime cose cui pensiamo quando cambiamo abitazione è quella relativa alla cassetta postale. Probabilmente dedichiamo attenzione a questo aspetto dopo aver sistemato cose più urgenti quali ad esempio l’allaccio alle utenze o il trasloco degli arredi, sebbene la scelta della cassetta abbia la sua rilevanza anche dal punto di vista pratico ed estetico.

Scegliere quella più adatta alle proprie necessità può non essere semplice, e per questo motivo di seguito offriamo alcuni consigli che potranno dare una mano nell’acquistare la cassetta giusta. Vediamo allora insieme alcuni suggerimenti che possono aiutare a scegliere la cassetta postale perfetta in base alle condizioni del luogo e alla tipologia di edificio in cui ci spostiamo.

Un elemento che fa parte di casa

Nell’epoca della comunicazione multimediale e immediata infatti, è inevitabile continuare a ricevere corrispondenza cartacea. Questa chiaramente riguarda sempre meno aspetti divertenti o emozionali della vita e si limita a comunicazioni ufficiali, notifiche, bollette e depliant pubblicitari, nella maggior parte dei casi.

Proprio per questo motivo la cassetta delle poste è considerata come un elemento accessorio che fa parte di casa e dunque un componente sul quale si ripongono determinate attenzioni per quel che riguarda l’impressione che questa è in grado di offrire a chi la osserva. Sul mercato è infatti possibile trovare tantissimi tipi di cassette postali nei formati, stili e colori tradizionali ma anche nei più fantasiosi.

Dunque la cassetta postale riveste ancora oggi un aspetto importante considerando che questa, in base alle dimensioni prescelte, può anche ospitare piccoli pacchi e custodirli in sicurezza, il che è molto importante tenendo presente che oggi tutti noi siamo soliti acquistare i nostri prodotti online.

Il luogo in cui collocare la cassetta postale

Avere ben chiaro sin dall’inizio quale sarà l’esatta ubicazione della nostra nuova cassetta postale consentirà di poter restringere il cerchio e concentrarsi sui modelli che meglio si adattano alle caratteristiche del luogo.

Esistono infatti casellari progettati per interni così come quelli per gli esterni: la differenza è che questi ultimi devono essere in grado di proteggere la corrispondenza dalle intemperie nonché dai tentativi di sottrazione da parte di eventuali malintenzionati. Sicurezza e protezione dunque, grazie a materiali resistenti quali alluminio e ABS, per un prodotto perfettamente in grado di offrire anche un aspetto estetico particolarmente gradevole ed elegante.

Per quel che riguarda i casellari da interni, alcuni tra i migliori modelli presentano una migliore trasparenza degli sportelli, soluzione preferibile appunto in ambienti interni, che consente di guardare con più facilità all’interno della cassetta. Inoltre la griglia stampata consente di avere la corrispondenza sollevata rispetto il fondo, con il vantaggio che le operazioni di raccolta della corrispondenza sono più semplici.

Le cassette portapacchi

Le cassette portapacchi hanno raggiunto una considerevole notorietà nel corso degli ultimi anni, sia per quel che riguarda condomini e strutture residenziali in genere che all’interno di uffici e sedi aziendali. Queste strutture consentono infatti di poter alloggiare anche pacchi di piccole e medie dimensioni, il che consente di andare a custodire in maniera sicura i prodotti che si ricevono anche quando si è lontani da casa.

In loro assenza infatti (o in assenza di un portiere), il postino o corriere è costretto a lasciare il pacchetto poggiato nelle vicinanze delle cassette della posta con il rischio che qualcuno possa facilmente sottrarle. Se prevedi di ricevere dunque un considerevole numero di plichi e/o riviste, o se fai spesso i tuoi acquisti online e desideri mettere al sicuro il tuo shopping durante la tua assenza, una cassetta portapacchi potrebbe essere la soluzione perfetta per te.

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Più di 33 milioni di italiani hanno acquistato online nell’ultimo trimestre

Negli ultimi tre mesi del 2022 sono 33,3 milioni gli italiani che hanno fatto acquisti online, +9,6 milioni rispetto al periodo pre-pandemia. Un trend che proietta per il 2022 una crescita del +14%, per un valore di 45,9 miliardi di euro. Lo indica l’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia come grazie ai segnali di ripresa già evidenziati lo scorso anno gli acquisti di prodotto hanno segnano un +10% rispetto al 2021, arrivando a 40 miliardi, mentre i servizi valgono 11,9 miliardi, +28% rispetto al 2021.
Con questi risultati la penetrazione dell’online sul totale acquisti Retail di prodotti e servizi nel corso dell’anno dovrebbe superare l’11%.

Food&Grocery il più dinamico, Abbigliamento e Informatica rallentano

Fra i prodotti, i settori più maturi rallentano il proprio percorso di crescita, come l’Abbigliamento (+10% rispetto al 2021) e l’Informatica & Elettronica di consumo (+7%), mentre il Food&Grocery si conferma il comparto più dinamico anche nel 2022, con una crescita del +17% anno su anno.
Quanto al mercato dei servizi, seppur ancora lontano dal valore 2019, cresce in seguito ai risultati incoraggianti del Turismo e trasporti (+33%) e degli Altri servizi (+35%), soprattutto grazie alle performance molto positive del Ticketing per eventi.

Il device preferito è lo smartphone

Secondo l’Osservatorio a prevalere sono gli acquisti con sistemi di pagamento digitale al momento dell’ordine, che rappresentano quasi il 90% del totale, mentre scende l’uso di contante o bonifico, sia online sia nei negozi fisici. Lo smartphone si conferma come il device preferito per fare acquisti online: nel 2022 il 55% del valore e-commerce, un dato in linea con l’anno passato, passa attraverso questo canale.
“Siamo ormai andati ben oltre l’accezione dell’e-commerce inteso come ‘shopping online‘ – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Stiamo vedendo come questo settore abbia un impatto decisivo, non tanto in termini di penetrazione sul totale retail, bensì in quanto volano indispensabile per lo sviluppo dell’economia italiana”.

“Le aziende devono rispondere con prontezza alle esigenze dei consumatori”

“Per questo l’e-commerce rappresenta oggi un vero e proprio ecosistema, e come tale va trattato e regolamentato, secondo un approccio che tenga conto sia del contesto globale nel quale le imprese italiane operano, sia delle peculiarità che caratterizzano lo scenario digitale globale – ha aggiunto Roberto Liscia -. Siamo di fronte a un momento storico decisivo per la trasformazione dei modelli di business delle aziende, che devono rispondere con prontezza alle esigenze dei consumatori italiani, sempre più digitali, che non sono disposti a tornare indietro, ma che, anzi, chiedono un’esperienza di acquisto sempre più su misura”.

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Italiani, oltre la metà sta programmando le vacanze

Le limitazioni dovute alla pandemia si fanno sempre più lievi e di conseguenza ritorna la voglia di viaggiare. Tanto che oltre la metà degli italiani (51%) avrebbe deciso di andare in vacanza per i prossimi mesi, con il 16% che ha già prenotato. Al netto di chi ci sta pensando ma manifesta ancora un livello di indecisione (18%), gli italiani pronti a fare le valigie sarebbero circa 30 milioni di individui. Il 2022 segnerebbe un incremento dei flussi turistici in Italia: quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente. Segnali in ripresa, dunque, per il settore nel Belpaese anche se ancora al di sotto dei risultati registrati nel 2019, con un 21,4% di presenze e un -29,6% di arrivi. Effetto traino anche sulla spesa turistica che, in valore assoluto, supererebbe i 26 miliardi di euro. E, intanto, la guerra in Ucraina non risparmia gravi contraccolpi sul turismo italiano: poco meno di 6 milioni di italiani hanno già rinunciato alla vacanza per timore degli effetti del conflitto. Infine, per l’anno in corso stimata l’assenza dall’Italia di oltre 300 mila turisti ucraini e russi con una riduzione di 2,4 milioni di presenze e una contrazione della spesa turistica per quasi 180 milioni di euro.

L’industria del turismo torna a crescere

In base a quanto emerge da una previsione dell’istituto Demoskopika che ha stimato i flussi turistici sulla base dell’imposta di soggiorno rilevabile dal sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE) e delle recenti previsioni dell’Istat per il 2021, si prevedono quasi 343 milioni di pernottamenti stimati. Effetto positivo anche sulla spesa turistica: ben 26 miliardi previsti, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2021. Oltre 9 milioni gli italiani che hanno già prenotato una vacanza per i prossimi mesi. E, intanto, la guerra in Ucraina genera una contrazione di quasi 180 milioni di euro di spesa turistica. Guerra e Covid condizionano il turismo italiano: 11 milioni di italiani rinunciano alle vacanze. Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, ha dichiarato: “La pandemia ha affermato il profilo del turista sostenibile. In quest’ottica, è necessario sfruttare consapevolmente le risorse del PNRR per sostenere la ripresa del turismo”.

Le destinazioni scelte

Ma dove andranno in vacanza i nostri connazionali?  La destinazione prediletta è l’Italia. Il 16% ha già prenotato la villeggiatura, soprattutto nella fascia di età tra i 18 e i 35 anni, mentre il 35% sta pensando di programmare una vacanza per il rimanente periodo dell’anno in corso. Significativo, inoltre, il 18% che, pur manifestando interesse a partire, si dichiara attualmente indeciso. E, ancora. Prevale la vacanza “nazionalista”: 9 italiani su 10, pronti a “fare le valigie”, la trascorreranno nel Belpaese. Sul versante opposto, il 10% ha in programma di recarsi all’estero, di cui, il 7% ha programmato il viaggio in una destinazione europea, mentre il rimanente 3%, opta per una vacanza internazionale. Anche in questo caso, saranno i giovani (18-35 anni) a propendere maggiormente per un viaggio oltre confine.

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In Italia il mercato IoT cresce del 22% e supera i livelli pre-pandemia

Nel 2021 il mercato dell’Internet of Things in Italia è cresciuto del +22% i un anno, superando i livelli pre-Covid e raggiungendo 7,3 miliardi di euro. Grazie alle grandi quantità di dati raccolti da oggetti connessi, evolve l’offerta di soluzioni IoT, con nuovi servizi di valore. Non a caso, il valore dei servizi raggiunge quota 3 miliardi di euro, circa il 40% del mercato IoT complessivo (+25%). Da quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia gli oggetti connessi attivi sono 110 milioni. A fine 2021 sono 37 milioni le connessioni IoT cellulari (+9%) e 74 milioni le connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+25%). Tra queste, una spinta significativa arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area), che in un anno raddoppiano, passando da 1 a 2 milioni di connessioni.

Dal PNRR 29,78 miliardi di euro di risorse

La spinta maggiore sul mercato viene data proprio delle applicazioni che utilizzano tecnologie di comunicazione non cellulari (3,9 miliardi di euro, +30%). Crescita più contenuta (+6%, 3,4 miliardi) per le applicazioni che sfruttano la connettività cellulare. Ma grandi opportunità per l’IoT si aprono con il PNRR. Molti degli investimenti previsti all’interno del Piano riguardano ambiti in cui l’IoT può giocare un ruolo chiave, dalla Smart Factory alla Smart City, passando per lo Smart Building e l’Assisted Living, per 29,78 miliardi di euro di risorse complessive. 

Industrial IoT: si riduce il gap tra grandi imprese e Pmi

L’80% delle grandi aziende ha attivato servizi a valore aggiunto basati sull’IoT (+4% rispetto al 2020). Tuttavia, se da un lato le grandi aziende hanno ben chiare le potenzialità di tali misure, dall’altro le Pmi non sanno fornire un parere in relazione a tale tematica (28%). La dimensione aziendale determina anche il livello di conoscenza delle applicazioni di Industrial IoT. Se infatti il 96% delle grandi aziende dichiara di conoscere le soluzioni IoT per l’Industria 4.0, solo il 46% delle Pmi ne ha sentito parlare. Il 69% delle grandi aziende ha avviato almeno un progetto, mentre solo il 27% delle Pmi ha fatto altrettanto. Rispetto al 2020 si registra una lieve riduzione del gap esistente tra grandi imprese e Pmi in termini di conoscenza (-3%) e a un lieve aumento per quanto riguarda la diffusione dei progetti (+3%).

Verso un protocollo per la Smart Home

Le tecnologie Low Power Wide Area (LPWA) in banda non-licenziata sono sempre più adottate per lo sviluppo di soluzioni IoT, in virtù di una maturità tecnologica che si sta consolidando e di una diffusione sempre più ampia. Sul fronte dell’interoperabilità, prosegue l’evoluzione delle tecnologie abilitanti e il rafforzamento degli ecosistemi. In particolare, nel corso del 2021 si è consolidato lo sforzo delle aziende membri della Connectivity Standard Alliance (CSA) verso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home. Le prime dimostrazioni, presentate al CES di Las Vegas a inizio 2022, testimoniano il buon livello di avanzamento delle specifiche definite a oggi, e la crescente maturità della tecnologia a supporto degli standard presenti sul mercato.

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La comunicazione durante la pandemia

Le ricerche sociali condotte negli ultimi due anni hanno analizzato i problemi e i cambiamenti provocati dalla pandemia. Al di là dell’impatto negativo sull’economia, la nuova ricerca di Eumetra, Comunicare durante le emergenze, fa notare i progressivi turbamenti all’equilibrio psicologico di fasce sempre più ampie di popolazione. Sono problemi non facili da rilevare, perché nelle dichiarazioni sullo status emotivo, le persone tendono a difendersi, e a comunicare una discreta sopportazione. In realtà, negli approfondimenti si manifestano insicurezze e bisogno di aiuto. Ciò però non avviene in tutti i segmenti, o quantomeno, non in modo analogo. Per capirlo, però, non è sufficiente analizzare gli individui attraverso le caratteristiche strutturali sociodemografiche, perché queste creano segmenti omogenei solo per ‘una variabile’, quella in analisi. In realtà la reattività dell’individuo è connessa al suo modo di pensare e di vedere la vita nelle sue varie manifestazioni. Per definizione, l’analisi della verità, e la comprensione, si devono affidare a un approccio ‘multivariato’.

Il 31% di popolazione si dichiara ‘molto preoccupata’

Attraverso questo approccio metodologico lo studio ha rilevato dati molto interessanti. Uno su tutti è che all’interno del 31% di popolazione che si di chiara ‘molto preoccupata’, la maggior parte si concentra nel segmento più elitario della popolazione. Questo dato risulta particolarmente sorprendente, perché significa che il cambiamento e lo stato di incertezza che i recenti eventi hanno prodotto hanno eroso anche le sicurezze di chi solitamente ha sufficienti strumenti culturali ed economici per superare i momenti di crisi.

La comunicazione pubblicitaria

Questo senso di abbandono e di isolamento che è tuttora avvertito in modo particolare dal segmento più benestante della popolazione, ha dato luogo a un atteggiamento molto positivo nei confronti della pubblicità. Durante i mesi di isolamento è emerso che alcune tipologie di avvisi pubblicitari risultassero profondamente stonati, a fronte invece dell’apprezzamento di contenuti considerati empatici e autentici. Bisognosa di informazioni e aggiornamenti, i mezzi di comunicazione vengono percepiti dalla popolazione come strumento di connessione con il mondo e con gli altri.

Colmare la distanza, anche con le aziende

E, anche a scopo compensatorio, si ha una predisposizione positiva anche nei confronti della pubblicità. Siamo stati isolati e ci siamo sentiti un po’ soli, abbiamo visto più televisione, e in generale, fruito di più mezzi. Abbiamo bisogno da una parte di colmare la distanza nelle nostre relazioni personali, dall’altra di sentire anche le aziende più vicine, dalla nostra parte. Comunicare durante un’emergenza è quindi complesso, ma anche molto apprezzato: è cruciale capire quali siano gli elementi valutati più positivamente e quali sono i target più affini a un determinato tipo di comunicazione.

RC auto, i premi aumentano del 5%. Come risparmiare?

Oltre ai costi sempre più onerosi del carburante, l’altra spesa che incide sulle tasche degli automobilisti è quella della polizza RC auto. Secondo l’Osservatorio RC Auto di Facile.it a febbraio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 447,91 euro, il 4,9% in più rispetto a gennaio. Sebbene quindi i premi siano ancora inferiori rispetto a un anno fa (a febbraio 2021 l’importo medio era 464,09 euro), a febbraio 2022 si è assistito a un leggero aumento delle tariffe.
Non sapendo se questo lieve rialzo rappresenti l’inizio di un trend di lungo periodo, Facile.it propone cinque consigli per risparmiare sull’RC auto.

Quali coperture aggiuntive scegliere?

Innanzitutto, confrontare le proposte disponibili sul mercato: le assicurazioni non sono tutte uguali e nemmeno gli automobilisti. Uno stesso nucleo familiare, ad esempio, potrebbe trovare conveniente fare la polizza assicurativa con compagnie diverse se possiede più veicoli.
Inoltre, è bene scegliere con attenzione le coperture aggiuntive, molto utili, ma anche in questo caso vanno scelte con cura. Assicurare contro il furto un veicolo vecchio potrebbe infatti non avere alcun senso. Da qualche tempo poi è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare, che consente non solo di ereditare la classe di merito da un familiare convivente, ma anche di trasferire i benefici della classe di merito da una moto a un’auto e viceversa. Un importante risparmio per chi sottoscrive una nuova polizza, o per un neopatentato.

Chi guida veramente?

Se cercare di risparmiare è legittimo lo è altrettanto non rinunciare a caratteristiche importanti della polizza, che se sottoscritte, porterebbero a gravi problemi in caso di sinistro.
Se non siamo gli unici a guidare il mezzo meglio non sottoscrivere una polizza che preveda la guida esclusiva. Di contro, se davvero siamo e saremo gli unici alla guida, questa opzione può ridurre il premio in modo importante. Ma se al momento del sinistro non saremo alla guida dovremo rifondere il danno alla controparte. Se, invece, al volante potrebbe esserci qualche familiare con meno di 26 anni meglio non sottoscrivere una polizza con la sola guida esperta. 

La tecnologia aiuta

Oggi sono sempre più gli italiani che accettano di installare sul proprio veicolo un apparecchio che registri i dati di guida (la scatola nera) a fronte di una diminuzione del premio da pagare.
Ovviamente, in caso di sinistro, saranno i dati registrati dalla scatola nera a far fede, e sarà inutile, ad esempio, giurare di non aver superato i limiti di velocità se lo si è fatto. Meno diffuso, ma altrettanto utile, è il cosiddetto alcool lock, ovvero uno strumento che rileva il tasso alcolemico del guidatore, e nel caso in cui il tasso sia troppo elevato, impedisce l’accensione del veicolo. Installare questo strumento potrebbe far diminuire il premio RC auto, e salvare molte vite.

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Le professioni più richieste dopo la pandemia

A influenzare il mercato del lavoro nell’ultimo periodo è stata soprattutto la pandemia, che ha avuto anche il ruolo di volano nell’accelerare il processo di digitalizzazione. Ma quali saranno le professioni più richieste dopo il Covid-19? Partendo dall’osservazione diretta del mercato del lavoro e dalle richieste interne al proprio network, Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, ha individuato sei figure che continueranno a essere centrali nei prossimi mesi.

 “Quello che ci aspetta nel 2022 e negli anni a venire è un mercato dominato dalla ricerca di professionisti iper-qualificati, dalle competenze molto verticali – spiega Adami -. Nuovi fattori come l’Intelligenza artificiale e l’automazione a livello industriale continueranno a generare a livello internazionale milioni di nuovi posti di lavoro, andando però parallelamente a rendere obsolete diverse professioni”.

Infermieri qualificati e medici

“Guardando a breve termine – aggiunge Carola Adami – gli effetti della pandemia continueranno a incrementare la richiesta di professionisti nel campo della sanità, nonché di lavoratori qualificati nel campo della logistica e del commercio online”.

L’emergenza sanitaria ha sottolineato una carenza di personale negli ospedali, e le strutture anche nel 2022 continueranno a immettere nuovi specialisti. A partire dal marzo 2020 infatti la ricerca di infermieri qualificati è stata ininterrottamente molto sostenuta, così come peraltro è avvenuto per i medici. 

Responsabile logistica, tecnico di laboratorio, software engineer

Un’altra figura professionale richiesta nel dopo-Covid è il responsabile logistica. Le aziende sono sempre più attente alla soddisfazione del consumatore, e hanno capito che proprio la logistica rappresenta lo step finale per migliorare il livello di apprezzamento da parte del cliente. Lo stesso discorso fatto per gli infermieri può essere fatto per i tecnici di laboratorio, un’altra figura in forte crescita fin dalla primavera del 2020, e tutt’ora centrale nel mercato del lavoro. Inoltre, su LinkedIn sono quotidianamente tantissimi gli annunci per i software engineer, gli ingegneri del software, e quindi per gli esperti che si occupano della progettazione, dello sviluppo nonché dell’aggiornamento di prodotti software.

Data scientist, assicuratori, responsabile vendite

Con la crescita dell’importanza dei Big Data e della loro analisi sono aumentate in parallelo le ricerche di data scientist, un trend iniziato in realtà ancora prima dell’emergenza sanitaria.

Anche questo aumento di ricerche per gli assicuratori è strettamente legato alla pandemia. È infatti incrementato l’interesse nei confronti di soluzioni come le polizze sulla vita e sulla salute, portando a una maggiore richiesta di assicuratori, risk manager e via dicendo. Quanto al responsabile vendite, le aziende che desiderano aumentare le vendite si affidano a un nuovo responsabile, in grado di coordinare al meglio il team addetto alla vendita. Non di rado per adattare la politica di vendita ai nuovi tempi si è assistito a un cambio di marcia proprio nel periodo post-Covid,.

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Le Pmi non sono pronte per la trasformazione digitale

Secondo uno studio effettuato da Digital Innovation, l’azienda italiana che opera da anni nel settore dell’Office Automation, dell’Information Technology e Digital Solution, il 65% delle aziende italiane intervistate archivia i documenti in semplici cartelle sul proprio computer. Ma questo modo di organizzare i file, con le cartelle che riempiono il computer, influenza in qualche modo la produttività, e aumenta il tempo che si impiega a portare a termine i progetti. Inoltre, non tiene conto della sicurezza e della protezione dei dati. Si parla spesso di Industria 4.0, di digitalizzazione e innovazione della PA e delle aziende, ma di fatto la maggior parte delle Piccole e medie imprese italiane non è pronta alla trasformazione digitale. Proprio a partire dalla gestione dei documenti, che in alcuni casi viene gestita addirittura ancora manualmente, con la documentazione in formato cartaceo.

Il 5% delle Pmi archivia i documenti ancora in maniera cartacea

Al contrario, il processo di archiviazione digitale potrebbe guidare le aziende verso la trasformazione digitale, e al contempo offre alle imprese diversi vantaggi. Circa il 30% delle Piccole e medie imprese intervistate da Digital Innovation ha affermato, inoltre, che al momento non sono interessate a cambiare il loro modo di lavorare, e che un aggiornamento in termini di archiviazione documentale non gli interessa. Il restante 5% invece ha risposto che archivia i documenti ancora in maniera cartacea, poiché in ufficio dispone di spazi molto grandi e di personale per poter gestire l’archivio.

L’archiviazione digitale semplifica e automatizza i flussi di lavoro documentali

Eppure l’archiviazione di documenti in formato cartaceo diventa sempre più dispendiosa in termini di produttività, a causa della difficoltà di ricerca e condivisione delle informazioni raccolte nei documenti stessi. Il processo di archiviazione digitale, al contrario, può guidare le aziende verso la trasformazione digitale e offre diversi vantaggi. Innanzitutto in termini di rapidità, perché semplifica e automatizza i flussi di lavoro documentali. Un altro vantaggio è rappresentato da una più semplice condivisione dei documenti stessi, perché l’archiviazione digitale permette di accedere ai dati ovunque e in qualunque formato.

I vantaggi dell’archivio digitale? Rapidità, condivisione, risparmio e sicurezza

Oltre a rapidità e condivisione, secondo Digital Innovation l’archiviazione digitale dei documenti permette alle aziende di risparmiare denaro, perché riduce i costi di stampa e quelli di archiviazione dei documenti. Un ultimo vantaggio è in termini di sicurezza. L’archiviazione digitale consente infatti di elaborare, gestire e archiviare le informazioni in modo decisamente più sicuro.

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Lo spuntino degli italiani? Frutta, snack e cioccolato

Cosa scelgono gli italiani quando vogliono consumare uno spuntino? Frutta, snack e cioccolato. Lo rivela una ricerca effettuata da Natruly, startup spagnola del cibo salutare, che sbarcata in Italia a novembre 2021 ha realizzato una ricerca tra i consumatori italiani per capire come si muove il mercato in fatto di merende. Insomma, voglia di uno spuntino? “Sì, ma ai prodotti industriali in commercio, vorrei trovare alternative sane”: così hanno risposto al sondaggio il 52,94% degli italiani intervistati da Natruly. Di fatto dalla ricerca emerge il quadro di un Paese che ama gli spuntini tra i pasti: solo l’8,42% degli intervistati non sembra avere questa abitudine, mentre il 45% vi ricorre da 1 a 3 volte al giorno, soprattutto durante il pomeriggio. Il sondaggio evidenzia infatti che il momento migliore per uno spuntino è il pomeriggio.

Rallegrare la giornata con qualcosa di buono

Se gli intervistati cercano alternative sane ai prodotti industriali le ragioni che spingono gli italiani a spezzare la giornata mettendo qualcosa sotto i denti sono molteplici. Per il 39,6% si tratta di rallegrare la giornata con qualcosa di buono, per il 30,2% è un modo per fare una pausa dal lavoro, e il 37,3% considera lo spuntino un’abitudine sana. E ancora, se nel target italiano oggetto del sondaggio il 40% sceglie la frutta come spuntino, tra le opzioni preferite ci sono anche snack dolci industriali (39,11%), seguiti dal cioccolato (38,61%). La domanda “Cosa ti piace mangiare a merenda?” consentiva infatti di dare più di una risposta.

Sì agli snack industriali, l’importante è controllare l’etichetta 

Quando gli italiani comprano snack industriali per fare uno spuntino, però, controllano l’etichetta, soprattutto per verificare gli ingredienti (37,62%), le calorie o lo zucchero (32,67%), e gli additivi artificiali (28,22%).
“Qualunque sia la ragione che spinge a scegliere la merenda, resta il problema che l’industria alimentare propone spuntini golosi, ricchi di zucchero spesso composti da ingredienti artificiali, di solito molto calorici e poco sazianti, tanto da stimolare a un consumo eccessivo – spiega Niklas Gustafson, fondatore di Natruly insieme a Octavio Laguía -.  Alla base dell’alimentazione bilanciata, invece, ci sono ingredienti sani e corrette abitudini”.

Identikit del campione

I partecipanti al sondaggio di Natruly sono per il 37,62% uomini e il 62,38% donne. Il 38,62 è residente al Nord, il 22,77% al Centro, la stessa percentuale al Sud, e il 15,84% nelle isole. Quanto al titolo di studio, il 53,5% ha un diploma di maturità, e per lo più si tratta di laureati o diplomati. Inoltre, il 31,82% fa parte di un nucleo familiare di 4 persone, e il 69,8% si occupa degli acquisti in famiglia.

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Shopping online: italiani propensi a comprare sempre più sul web 

I consumatori italiani fanno i loro acquisti sul web. Nel corso del 2021 9 utenti attivi di Internet su 10 hanno effettuato almeno un acquisto online, e più della metà (52%) ritiene che farà la maggior parte dei propri acquisti online già nel 2022. Un dato che posiziona i consumatori italiani al pari dei consumatori di altri Paesi che nel 2022 effettueranno acquisti soprattutto online, come Regno Unito (57%) e Svezia (52%). Ma che li posiziona anche davanti a Paesi come Stati Uniti (43%), Germania (42%), Finlandia (36%), Norvegia (33%) e Austria (32%).
Insomma, in Italia le abitudini di acquisto stanno diventando sempre più digitali. E per l’anno in corso la maggior parte degli abitanti del nostro Paese sembra intenzionata ad acquistare soprattutto online.

Il 33% acquista online ogni settimana, ma si preferiscono ancora i negozi fisici

Si tratta di alcune evidenze emerse da uno studio commissionato da Klarna, società globale nei servizi di pagamento, bancari e di shopping, che ha coinvolto 16.000 consumatori in 11 Paesi, di cui oltre 1.000 in Italia. Dallo studio risulta poi che il 33% dei consumatori online italiani effettua già acquisti digitali su base settimanale. Tuttavia, permane la preferenza per i negozi fisici, che in Italia rimane più alta rispetto ad altri Paesi, come Regno Unito, Paesi Bassi e Germania.
Questo suggerisce che i retailer online italiani hanno ancora un margine di miglioramento.

Come soddisfare le richieste in evoluzione dei clienti?

Dalla ricerca Klarna emerge inoltre come il 76% degli italiani ritenga che i brand debbano investire in nuove tecnologie per soddisfare le richieste, sempre in evoluzione, dei propri clienti. Ma quali sono gli aspetti da ‘correggere’ nell’esperienza di acquisto digitale? Secondo i risultati della ricerca sono soprattutto la logistica, i resi e i pagamenti a essere percepiti dai consumatori come punti deboli dello shopping online. Il 79% degli intervistati pensa infatti che i retailer debbano migliorare i processi di restituzione, mentre  il 74% è alla ricerca di metodi di pagamento più semplici.

Attesa del rimborso: un limite da superare

A più di un consumatore su 4 (23%), riferisce Italpress, è capitato di dover aspettare un rimborso per oltre 7 giorni, mentre a 3 consumatori su 10 (31%) per più di 3 giorni. Non sorprende, quindi, che 8 italiani su 10 (78%) a volte evitino di acquistare online se non sono certi di voler tenere la merce.
Si tratta comunque di un limite che è possibile superare. Tanto che il 75% degli italiani sarebbe più propenso ad acquistare online se avesse la possibilità di pagare l’intero importo solo dopo aver ricevuto la merce.

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